Non si può lavorare con tutti

Scena al bar. Cliente maleducato e barman gentile che prova a non perdere la pazienza. Che sia sempre colpa dei barman, come leggo? Ovvio, qui non puoi selezionarli, però ci siamo spesso concentrati nelle nostre polemiche solo a guardare una parte del rapporto.

Allargo la riflessione.
Stamattina ho detto no a una collaborazione comunicativa. Mi sono dispiaciuto, ma credo di aver fatto la scelta migliore per lui e per me. Col senno di poi capisco i consigli di qualche amico esperto (vero Francesco Movidi?)

Siamo sicuri che lavorare con tutti quelli che chiedono il tuo tempo e la tua professionalità sia utile? Che fare tutte le serate possibili ti faccia apparire più o meno DJ? Questo non vuol dire non avere tanti contatti e arricchirsi di collaborazioni. Non vuol dire essere presuntuosi, ma…

Siamo nell’epoca del mercato al ribasso dove la concorrenza è tanta e l’unico modo del sopravvivere è capire e scegliere. Cosa? Il cliente, l’andamento del mercato, il presente e il futuro.

Fare tutto per tutti è squalificante. Bisogna osservare e decifrare. Lo stress di un lavoro e le sue prospettive. Se ne vale la pena. Non sempre dipende dal guadagno. Ci sono variabili non quantificabili economicamente.

Cerco il più possibile di capire serietà e prospettive di chi chiede una mia collaborazione. È un lavoro nel lavoro. Affino il fiuto. Magari sbaglio, magari no. Cortesemente, rifiuto se non ci sono presupposti. Oppure, se accetto, mi ci butto con passione innata (e chi mi conosce sa) come se fosse mio. Gioco in squadra col cliente, la sua vittoria è mia vittoria. Questa è la mia filosofia.

Mi sto accorgendo che sia molto meglio dire più NO.
Il tempo che rimane serve per imparare, osservare chi fa meglio di te, fare corsi e viaggiare. Spesso purtroppo anche per rincorrere chi mi deve pagare 🙂

Comments

comments