Verità giornalistiche e fiducia

Leggendo certe parole di alcuni genitori della scuola di Cagliari dove dei piccoli migranti iscritti hanno scatenato reazioni (compreso il famoso “bagno riservato”) mi è venuto il dubbio se queste fossero vere oppure no, tant’erano assurde. 

“Stai attento a quelli lì, abbiamo paura, le malattie e l’età”. Robe prese da qualche film che parlava di apartheid. Ma siamo nel 2016, in una città discretamente benestante e civile. 

Le interviste radio/tv hanno confermato il fatto dalla viva voce di alcuni protagonisti e quindi posso essere sicuro che sua accaduto. Però certo giornalismo, la maggioranza, ci sta abituando a dubitare sempre:tante e tali balle e trucchetti acchiappa-clic, parole rubate e inventate, che finché non vedi e senti le situazioni e non sai bene chi scrive un pezzo (e la sua onestà) non credi più a nulla di quello che leggi. 

Chiunque, se ci pensate, può inventarsi racconti e parole e non hai modo più di verificare. O spiegatemi come si possa fare se non tramite video o audio o presenza fisica. Perchè non potrebbe succedere? Perché nell’ansia di fare notizia e accessi tanti non dovrebbero farlo? Chi garantisce il lettore? La fiducia è caduta. Non esiste quel patto intimo tra giornalista e lettore ma solo uno che scrive (anche quel che vuole) e uno legge e crede a tutto quello che legge. Purtroppo, ripeto.

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